PROCIDA

Procida è l’isola più piccola e meno turistica dell’arcipelago del golfo di Napoli.

Ogni isola ha il suo perché…il bello di Procida è la sua continua tensione tra l’antico e il moderno, la capacità di auto-preservazione e l’abbandono alle sirene del progresso… molti, abitanti, aspiranti tali nello spirito ed emigranti, vorrebbero cristallizzarne i tratti di ancestrale e selvaggia bellezza, cercando di arginare le brutture della cupidigia moderna che ne corrode ambiente e pensiero…magari ci si riuscisse, senza dimenticare però che la sua unicità risiede proprio nella vita brulicante che la anima ogni giorno e che la rende oltre l’indimenticabile veduta da cartolina una realtà palpitante.

Eppure vista dal mare l’isola appare quasi come addormentata nel tempo, adagiata sulle falesie tufacee, in attesa di essere risvegliata dallo sguardo curioso di chi la osserva…la sua origine vulcanica viene immediatamente rivelata dalla sabbia nera delle sue spiagge e dal colore giallo-marrone delle rocce, erose e modellate dalle onde in splendidi scenari naturali che fin dall’antichità più remota attirarono l’attenzione di quei primi e intrepidi naviganti Micenei che la scelsero, procedendo sotto costa, quale punto di scalo sulla rotta dei metalli.

E altrettanto cara fu a Greci e Romani, benché non sussistano resti materiali, così come non sfuggì nel Medioevo alle brame dei pirati Saraceni che imperversavano nel Mediterraneo. Le sue coste basse e ricche di vegetazione sono sinonimo di ospitalità e lo furono anche per quei Turchi che da conquistatori si trasformarono magari in conquistati, sedotti dalla bellezza di un’isola che ancora oggi porta nei volti dei suoi abitanti i tratti di un meticciato etnico e culturale che deve avere radici antiche.

Finalmente il coraggio dei navigatori che nei secoli sbarcarono a Procida con intenzioni più o meno bellicose divenne patrimonio genetico di una popolazione che, abituata ad accogliere, iniziò a salpare, costruendo imbarcazioni solide e veloci degne di valorosi capitani e pescatori. E fu così che da un certo momento in poi, scampato il pericolo turco, Procida costruisce sul mare la sua ricchezza e accanto al Borgo di Terra Murata, unico insediamento fortificato durante le incursioni saracene, sorgono i borghi presso la Marina Corricella e la Marina di Sancio Cattolico. Un’architettura spontanea che profuma di Mediterraneo, che unisce all’arco e alla scala rampante, la tavolozza dei colori pastello che identificano ciascuna casa come unica e la rendono riconoscibile al pescatore e al marinaio che, potendola avvistare da lontano, si sentono felici.

La magia di questi luoghi ha superato indenne i bisogni di una modernità a volte aggressiva, e si concede con riservatezza ai viaggiatori alla ricerca di suggestioni letterarie ancorate nel realismo.  E chiunque può provare a perdere la parola di fronte alla bellezza di quest’isola e ritrovarla sotto forma di innocenti e inconsapevoli metafore, proprio come il nostro intramontabile Troisi che a Procida, alla Corricella e sulla spiaggia del Pozzo Vecchio, nel suo ultimo film  “Il Postino” scopre la poesia, o di sicuro la riscopre. E allora senza perdersi in chiacchiere è ora di partire…

Angela V.